La Selezione. Quella con la “S” maiucola

Il nostro scopo principale è quello di selezionare con cura, con metodo e criterio, tutti i capi da indirizzare alla riproduzione, seguendo accuratamente lo standard di ASSONAPA (Associazione Nazionale della Pastorizia), l’ente preposto ai controlli morfo funzionali dei capi delle aziende iscritte al Libro Genealogico o Registro Anagrafico, al rilascio di certificazione di razza e simili… un po come l’Enci per la cinofilia,  per capirci.

I nostri riproduttori hanno tutti un elevato Indice Genetico, ed ogni singolo capo è stato allevato, testato e selezionato con cura. Non smetteremo mai, infatti, di affermare che la selezione si fa sui piccoli numeri, specie quella di una razza come la Sopravissana, che dagli anni ’60 in poi a causa della sua scarsa rendita produttiva, ha subito un fortissimo meticciamento, con tutte le altre razze possibili presenti sul territorio.

Nei primi anni di selezione, ecco comparire agnelli pezzati, lanaggio totalmente scorretto (presenza di peli canini nel vello, indice di meticciamento con razze da latte…)…. fu in incubo. Ci accorgemmo immediatamente che la Sopravissana si era praticamente ESTINTA, e noi e pochi altri piccoli allevatori stavamo duramente lavorando per selezionarla nuovamente. Ardua impresa. Purtroppo, complici contributi “random” usciti qua e là senza alcun criterio, per decenni la Sopravissana è diventata un entità bucolica per guadagnare, e spesso, per colpa di questa pseudo-selezione scellerata e senza passione alcuna (se non quella del temporaneo e fantomatico contributo!)ancora escono animali non in tipo.

Complice la somiglianza con le “sorelle” Gentile di Puglia e Merinizzata Italiana  (per citare le più famose, ma ve ne erano altre, come la Pagliarola, la Trimeticcia di Segezia…), gli anni 80-90 sono stati caratterizzati nelle grandi greggi, dal meticciamento con queste, conservando per un occhio inesperto e a primo impatto caratteristiche simili, ma che in realtà sottoposte a studio approfondito facevano emergere la volontà di stravolgere la razza originaria, aumentandone la taglia o la produttività lattifera.

Insomma, in questa “insalata” qual era diventata la Sopravissana, alcuni seri allevatori si sono rimboccati le maniche e hanno speso, atteso, acquistato, scambiato capi e acquistato arieti, ma anche scartato numerosi capi “apparentemente” perfetti (ricordiamo che, purtroppo, spesso il fenotipo non corrisponde al genotipo!)… e dopo minimo 10 anni di seria selezione, qualcosa di buono stanno cominciando a recuperare!

Perdonate la mancanza di modestia, ma tra le persone che, seriamente, si sono messe a selezionare la razza ovina Sopravissana ci sentiamo inclusi anche noi.

In tempi non sospetti, infatti, e senza aver mai ricevuto ad oggi neppure un centesimo di contributi per la razza, abbiamo iniziato ad allevare con coscienza questa razza così antica, rustica e così cara ad i nostri nonni.

Mentre i colleghi ci consigliavano di lasciar perdere, affermando a chiare note che “se è ESTINTA un motivo ci sarà”, noi caparbiamente insistevamo in questa direzione. D’altronde, per essersi sviluppata in questa zona, evidentemente era l’animale indicato per stare lì. Si, perché ogni ambiente forgia l’animale adatto ad abitarlo. Inutile, a nostro avviso, puntare su razze 10 volte più produttive se al minimo sbalzo di temperatura si deve chiamare il veterinario; inutile dover integrare con quintali di mangimi l’alimentazione di questi animali iper produttivi, se questi questo non riescono a trarre sostentamento dai nostri poveri pascoli montani. È meglio produrre poco, ma puntando sulla qualità, sulle migliori caratteristiche organolettiche dei prodotti e sulla genuinità e la lavorazione interamente tradizionale, ovviamente rispettando appieno il benessere animale.

La selezione continua, non si ferma e ogni giorno si arricchisce di nuovi studi, di nuovi documenti e di nuove nozioni. Speriamo di poter continuare sempre con l’entusiasmo e la passione che fino ad oggi abbiamo messo in questo serio progetto!